Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > Bali – Lentezza del vento
Lui & Lei

Bali – Lentezza del vento


di Membro VIP di Annunci69.it Lupo_cattivo
17.10.2025    |    294    |    0 8.0
"Lei ha fatto un passo più vicino, e la distanza tra noi si è riempita di respiro..."
Ho scritto il primo racconto e ne seguiranno altri quattro, sono scritti nel mio tono — autentico e consapevole — e spiegano perfettamente la natura dei racconti: nati dall’anima, non dal corpo, con sensualità che diventa introspezione.
Prefazione – Dove finisce la pelle

Ci sono momenti in cui le parole non servono per raccontare un corpo, ma per raccontare ciò che lo attraversa.
Questi racconti nascono da lì — da un punto sospeso tra memoria e desiderio, dove l’incontro non è possesso ma riconoscimento.
Non parlano di carne, ma di presenza.
Sono immagini che si muovono dentro, come riflessi di luce sull’acqua.

Li ho scritti come si guarda un volto che non si può toccare, come si ascolta una voce che si ricorda senza sapere da dove arrivi.
Non cercavo erotismo, ma verità.
L’intimità che non ha bisogno di gesti per essere sentita, quella che vive nello spazio tra due respiri.

Perché ogni tanto bisogna essere diversi.
Bisogna lasciare che il silenzio parli, che l’emozione abbia la sua forma pulita.
Non per censura, ma per scelta: per ricordare che il desiderio può essere luce, che la distanza può contenere dolcezza, che l’anima, a volte, sa toccare più a fondo del corpo.

Sono storie che non vogliono insegnare niente.
Sono solo il tentativo di restare un momento in quel confine sottile dove la realtà si fa trasparente — e tutto, anche solo per un istante, diventa possibile.

Bali – Lentezza del vento

Agosto a Ubud è un respiro che non finisce.
La luce cade lenta, satura, e tutto sembra muoversi più piano — come se l’isola avesse deciso di fermarsi per ascoltare se stessa.
Ero lì per un servizio fotografico, ma ogni giorno la macchina restava spenta più a lungo. Le immagini migliori non stavano nei file, ma nell’aria: nel modo in cui il caldo si mescola al silenzio, nel vento che arriva dal riso e porta odore di legno e incenso.

Quel pomeriggio ero uscito senza meta, con il sole già basso e la testa leggera.
Avevo camminato lungo i sentieri che scendono verso la valle, tra i muri coperti di muschio e il canto metallico delle cicale.
Poi, quasi per caso, l’ho vista.

Era seduta a un tavolino di bambù, sotto una tettoia, in un piccolo caffè che si affacciava su una terrazza di risaie.
Scriveva qualcosa su un quaderno, la penna che scivolava piano, come se seguisse il ritmo del vento.
Il sole filtrava tra le tende e le disegnava addosso ombre leggere.
Non ho avuto bisogno di guardarla due volte per capire che era lei la cosa giusta da ricordare di quel giorno.

Mi sono seduto al tavolo accanto, e quando il cameriere non arrivava mai, lei ha sorriso senza alzare lo sguardo.
“Qui nessuno ha fretta,” ha detto in un italiano dolce, con un accento che sembrava sabbia fine.
“Nemmeno io,” ho risposto. “Almeno oggi.”

Abbiamo parlato di cose semplici: la luce, i rumori, il tempo che a Bali si piega in un modo tutto suo.
Lei dipingeva, insegnava yoga la mattina, scriveva la sera.
Aveva lasciato l’Europa per imparare a respirare, così ha detto.
Io le ho confessato che cercavo la stessa cosa, solo con una macchina fotografica in mano.
“Fotografi la luce?”
“Sì,” ho detto. “O almeno ci provo.”
“Qui non la puoi catturare,” ha risposto. “Puoi solo lasciarti colpire.”

Poi si è alzata e mi ha detto: “Andiamo. Da un posto si vede il tramonto come se fosse un pensiero.”
L’ho seguita, quasi senza parlare.

Abbiamo camminato lungo la strada che saliva verso la collina, tra piccoli templi e piante di frangipane.
Il cielo diventava denso, pieno di oro liquido.
Quando siamo arrivati in cima, davanti a noi c’era la valle intera: una distesa di verde e luce, il suono dell’acqua nei canali e il sole che si preparava a sparire dietro le montagne.

Lei si è seduta sul muretto, le gambe piegate, i capelli mossi dal vento.
Io mi sono seduto accanto, abbastanza vicino da sentirle il profumo — un misto di sale e di fiori secchi.
Non c’era fretta.
Per lunghi minuti nessuno ha detto nulla.

Il vento si era fermato, come in attesa.
“Ti rendi conto,” ha sussurrato, “ che in certi posti il tempo non serve?”
Ho guardato il sole calare, e ho pensato che forse aveva ragione: esistono luoghi in cui il presente è così pieno che non lascia spazio ad altro.

Quando si è voltata verso di me, la luce le accarezzava il viso.
C’era una calma quasi sacra nei suoi occhi, e insieme un’inquietudine sottile, come se stesse per prendere una decisione.
Non ho detto nulla.
Lei ha fatto un passo più vicino, e la distanza tra noi si è riempita di respiro.

Non so chi si sia mosso per primo.
Ricordo solo il vento che è tornato, portando il profumo del riso e del mare lontano.
E poi il silenzio — quello profondo, che arriva subito prima di un contatto.

Le sue labbra hanno trovato le mie con una lentezza che sembrava studiata dal tempo stesso.
Non era un bacio impaziente, ma un attraversamento.
Un modo di dire “resta” senza pronunciarlo.
Ci siamo persi lì dentro, mentre il sole spariva e la valle diventava un mare d’ombra.
Il mondo, per un istante, ha smesso di avere confini.

Quando ci siamo staccati, la luce era quasi finita.
Lei mi ha guardato senza parlare, con quella calma che hanno solo le persone che vivono dove il tempo è un lusso.
“Vedi?” ha detto piano. “Bali non trattiene. Ti insegna a lasciar andare.”

Siamo rimasti ancora un po’ a guardare il cielo che cambiava colore.
I primi grilli, il rumore dell’acqua, il respiro che tornava normale.
Poi lei si è alzata, con un sorriso breve.
“Ti accompagno?” ho chiesto.
“Non serve,” ha risposto. “Ma puoi camminare un pezzo con me.”

Siamo scesi lungo la strada, senza fretta, senza dire altro.
Il buio ci ha accolti come una coperta tiepida.
A un bivio, si è fermata. “È qui che ci si saluta,” ha detto.
Avrei voluto dirle qualcosa, ma non ne ho trovato il senso.
Lei ha fatto un passo avanti, mi ha sfiorato la guancia con la mano, poi ha sorriso come si sorride a un ricordo che deve ancora accadere.

“Non fotografarlo, questo,” ha sussurrato. “Lascialo restare così.”

Poi si è voltata e ha iniziato a camminare lungo la strada.
Ogni passo sembrava un pezzo di musica che si allontanava.
Io sono rimasto fermo, a guardarla scomparire dentro la notte.

Il vento si è rialzato, lento, caldo, portando l’odore del legno e dell’acqua.
Ho chiuso gli occhi e ho sentito che tutto era ancora lì: il silenzio, la luce e quel bacio — lungo, calmo, eterno — che non avevo bisogno di ricordare, perché ormai mi apparteneva.

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Bali – Lentezza del vento:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni